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A Carnevale ogni scherzo vale

A Carnevale ogni scherzo vale

ll Carnevale è la grande festa del periodo invernale e precede la Quaresima che, con i suoi quaranta giorni di penitenza, prepara le festività pasquali. Nei tempi antichi il Carnevale era anche la grande festa della fecondità della terra che si svegliava dopo il sonno invernale e doveva nutrire le mandrie, le greggi e gli esseri umani. Il Carnevale univa riti di fecondità con l’allegria.

La celebrazione del Carnevale ha origini molto antiche e si richiama a feste come le dionisiache greche (le antesterie) oppure i saturnali romani. Durante le feste dionisiache e saturnali avveniva un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie, si manifestava un rovesciamento dell’ordine all’insegna dallo scherzo e della dissolutezza. Nella Roma arcaica c’erano feste pre-carnevalesche che si svolgevano nel periodo che va dal solstizio d’inverno all’equinozio di primavera. Il 15 febbraio si svolgevano i Lupercalia in onore del Dio silvestre Faunus Lupercus, dove i giovani (luperci – lupacchiotti) si cingevano il corpo di pelli di animali sacrificati e tagliavano altre pelli a strisce e correndo e brandendole per la strada, le battevano sulla gente.

Le donne sterili si prestavano alle sferzate nell’auspicio per ritrovare la fecondità. Nei Saturnalia si ripetevano riti gioiosi e liberali di tipo carnevalesco, con l’abolizione delle leggi sociali e l’inversione di ruoli, plebei e patrizi sedevano allo stesso tavolo. Alla fine dell’evento in onore di Saturno veniva ristabilito l’ordine con la messa a “morte” del caos, quindi con la morte del “Re di Carnevale”, momento che si sviluppava alla fine dei “festeggiamenti”, il tutto era contornato da un’atmosfera di risate, canti e trasgressione.

I CARRI E IL RISO
Il “Re” veniva accompagnato dai carri, dove il loro movimento richiama lo scorrere del tempo nel concepimento dell’evento “fatale”, e cioè la fine dell’anno segnata dal movimento degli astri. Non si conosce da dove derivi il nome “Carnevale”, probabilmente da “car- navalis”, il rito della nave sacra portata in processione su un carro, oppure può significare “carnes levare” (“togliere la carne”) o “carne vale” (“carne, addio”) alludendo ai digiuni quaresimali. Il Carnevale si conclude con il martedì grasso, il giorno che precede il mercoledì delle Ceneri. Febbraio era il mese delle purificazioni e nell’antica Roma si celebravano vari riti che hanno lasciato tracce nel Carnevale attuale. Lo scrittore latino Macrobio ricorda che il mese era dedicato al dio Februus:

Durante questo mese bisogna purificare la città e celebrare i riti funebri per i Mani, divinità del mondo sotterraneo”.

Si stabiliva il passaggio dall’inverno alla primavera e veniva creato un contatto con il mondo dell’aldilà. Venivano celebrate cerimonie in onore dei morti e nelle cerimonie di purificazione e di commemorazione si intrecciavano anche riti di fecondazione, come nei Lupercali, feste antichissime in onore di Marte e del dio Fauno. I Riti dedicati alla fertilità ed alla risata o riso erano fondamentali. Al riso, la risata, si attribuiva il potere di sconfiggere la morte e il lutto e antiche tradizioni lo collegano alla fertilità della natura e degli uomini. Molte popolazioni seminavano gli ortaggi ridendo e sia per i Greci che per i Romani, Ghelos e Risus, erano le divinità del riso, sacre e venerate.

LE MASCHERE
“A Carnevale ogni scherzo vale”
, sono giorni all’insegna della sregolatezza, delle burle, delle mascherate danzanti, gioia sfrenata e derisione del potere politico. Nel Medioevo il Carnevale era il momento delle scorpacciate comunitarie e delle danze infinite mentre nel Rinascimento i carri carnevaleschi esibivano la grandezza dei signori e permettevano al popolo sfrenati di baldoria e orgiastici. Le maschere sono sempre presenti in ogni cultura, nascono come maschere degli antenati e dei defunti in ricordo dei riti per i Mani. Poi ci sono le maschere animali, come i lupi o le capre, e infine le maschere umane, che permettono di invertire i ruoli maschio e femmina, ricchi e poveri, giovani e vecchi.

La maschera era utilizzata dalla comunità per cercare di entrare in comunicazione con il mondo degli spiriti o con quello degli antenati, la maschera doveva somigliare allo spirito umano o animale con cui si voleva entrare in contatto, celando l’identità di chi la indossava. In molte di esse era prevista la realizzazione di un fantoccio a cui si dava fuoco durante un rituale per purificare l’intera comunità, rappresentava i mali dell’anno trascorso. Il Carnevale rappresenterebbe pertanto la circolazione degli spiriti tra cielo, terra e inferi, riconduce a una dimensione metafisica che riguarda l’uomo e il suo destino. In primavera il Carnevale segna un passaggio aperto tra gli inferi e la terra abitata dai vivi (anche Arlecchino ha un’origine infera, si pensa che fosse anche un demone ctonio, sotterraneo. E’ simile al demone “Alichino” (presente nell’inferno dantesco). Le anime, per non diventare pericolose, devono essere onorate e per questo si prestano loro dei corpi provvisori, ossia i defunti diventano le maschere, assumendo così un significato apotropaico (serve ad allontanare o ad annullare un influsso magico maligno), in quanto chi le indossa assume le caratteristiche dell’essere “soprannaturale” rappresentato.

 

 

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